La storia di «Vola bass»

Il primo volume - Vola bass e schiva i sass -  è nato nel 2009 dall'idea di Christian DemartaSergio Savoia di tradurre i modi di dire del dialetto ticinese in inglese. L'effetto comico è stato immediato e i due hanno pensato di estendere la traduzione alle altre lingue nazionali svizzere con in più l'aggiunta dello spagnolo per avere un prodotto che profumasse d'Europa. Con provvidenziale lungimiranza le espressioni dialettali sono state affiancate da tavole illustrate che hanno di fatto reso usufruibile anche agli analfabeti le metafore che il dialetto già di per sé disegna.

 

Il successo ottenuto con il primo volume (tre edizioni) ha poi spinto gli autori a rimettere mano a tastiera e pennelli producendo l'anno successivo un vero e proprio sequel: Vola bass 2: sta schisc.

 

Per sopperire alla nostalgia del popolo ticinese che a gran voce reclamava un terzo capitolo risolutivo, è stato infine partorito con abnegazione Vola bass trì, mocala lì. Questa volta però Savoia ha deciso di abdicare lasciando al Demarta l'improbo compito.

Mai pago, il volgo nel 2018 ha preso in ostaggio il Demarta strappandogli la promessa che avrebbe dato vita ad un ultimo volume in grado di saziare tutti. È quindi stato pubblicato sotto minaccia e contro la volonta dello stesso autore vola bass 4: fan 'na pell.

 

La serie volabass non sarebbe mai stata pubblicata senza il prezioso aiuto e l'abnegazione dei traduttori correttori che si sono alternati negli anni e che colgo l'occasione di ringraziare: Sabine Bertolani, Mercedes Cabezas, Patrizia Crivelli, Stefano Demarta, Francesco Giudici, Daniel Hausser, Barbara Kovacs, Pino Kuthan, Chiara Leonardi, Sonia Luca, Anja Schmidt, Sandra Steingrber, 

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contatto: volabass.libro@gmail.com

c/o christian demarta

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Se scovate dei modi di dire dialettali che ancora non compaiono nei libri della serie Volabass, scrivetemi

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